Giovanni Pascoli nello specchio delle sue carte
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Maria Pascoli e il fascismo

Conclusioni

Ci sono però anche “vuoti” nell’archivio non direttamente imputabili a Mariù, e che anzi gettano luce sulla sua figura. Nel diario del 1944, Maria interrompe la stesura col mese di settembre. Barga e la sua popolazione vivevano uno dei momenti più drammatici della propria storia, trovandosi sulla Linea Gotica e subendo distruzioni, rastrellamenti, cannoneggiamenti, deportazioni, uccisioni. Una persona racconta cose accadde alla candida soror in quei tremendi giorni: il parroco di Castelvecchio Leonello Chiappa, il cui diario fu pubblicato da Bruno Sereni sul “Giornale di Barga” e poi raccolto nel volume “La guerra a Barga”. Ricorda il canonico: “Mentre mi preparo per celebrare la messa, viene una donna e mi consegna un manifesto scritto a macchina… in esso, in termini perentori, si ordina lo sfollamento di Castelvecchio entro le ore 7 del giorno 18… chi dopo quell’ora sia trovato nelle cantine, nei rifugi, nei giardini sarà considerato spia e fucilato... La signorina Pascoli non ne vuol sapere… Mi pregano di andare a persuaderla… Adopero ogni mezzo, ma tutto è inutile. Le sue parole sono queste: Sono vecchia; che cosa possono farmi i tedeschi? Non so rassegnarmi ad andare in casa d’altri: perdere così la mia libertà, le mie abitudini. Eppoi Brigo (il cane) non vuole abbandonare la casa; la devo abbandonare io? E d’altronde cosa farei al mondo, se tutto andasse distrutto?”. Il 19 ottobre, alla notizia che Castelvecchio sta per essere bombardata, dice il sacerdote, “ci mettiamo tutti attorno alla signorina per pregarla di desistere dal suo proposito... Ma la risposta è sempre questa: Andate pure tutti; io rimango sola; ci sono abituata… Si tenta l’ultima carta: allontanarsi un poco per tutta la giornata da Caprona, andare in una casa in aperta campagna in attesa degli eventi e, quindi, se è il caso, tornare. Finalmente Maria accetta… andiamo verso i Paroli, senza incontrare anima viva… La signorina, si vede, si trova fuori del suo ambiente, pensa al cane… improvvisamente si alza e dice: Io me ne torno a casa! Tutti siamo a pregarla di aspettare ancora un poco… tutto è inutile: si avvia sola con la sua donna di servizio.. Si arriva a Caprona che non è ancora mezzogiorno: siamo stati fuori circa due ore. Appena la signorina è in casa… di tetra, triste, diviene sorridente e loquace…”.

Tale testimonianza, con tutte le carte di Maria, non fa altro che confermare l’irrevocabile vocazione della sorella del poeta, come la ebbe a definire Arnaldo Mussolini, fratello del Duce e direttore del Popolo d’Italia, “vigile e silente custode di sogni, di dolori e di memorie”.

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Sul colle di Caprona

Documentario realizzato da Milvio Sainati in occasione del centenario della morte di Giovanni Pascoli (6 aprile 1912 - 6 aprile 2012)